21 Ottobre 2013 http://www.vermelho.org.br/noticia.php?id_noticia=227337&id_secao=1
Politica alimentare: il mondo non può essere un grande supermercato
Siamo arrivati a 7
miliardi di esseri umani che abitano il pianeta. Più di metà di loro vive
ammucchiata in grandi città. Distanti dai loro luoghi di
origine. E per la prima volta nella storia abbiamo raggiunto la
triste statistica di un miliardo di persone, affamate tutti i giorni. Ossia, il
14% degli esseri umani non ha diritto alla sopravvivenza . E tra essi migliaia
di bambini e le loro madri muoiono ogni giorno.
di João Pedro Stédile* (traduzione Antonio Lupo – Comitato Amigos MST Italia)
Alla popolazione che riesce ad alimentarsi è stata
imposta una standardizzazione dei prodotti alimentari. Quattrocento anni fa,
prima dell'avvento del capitalismo, gli esseri umani si nutrivano con più di
500 specie diverse di piante.
Cento anni fa, con l'egemonia della rivoluzione industriale, si sono ridotte a 100 le specie diverse di cibo, che dopo l'aratura passavano ai processi industriali. E da trent'anni, dopo l'egemonia del capitale finanziario nel mondo di oggi, la base di tutta l'alimentazione dell'umanità è rappresentata per l'80% da soia, mais, riso, fagioli, orzo e manioca.
Il mondo è diventato un grande supermercato, unico. Le persone, indipendentemente da dove vivono, si nutrono della stessa dieta di base, fornita dalle stesse imprese, come se fossimo una grande porcilaia che aspetta, passivi e dominati, la distribuzione della stessa razione giornaliera.
Una tragedia, nascosta tutti i giorni dai media al servizio
della classe dominante, che si riempie con il banchetto di dividendi, profitti,
conti bancari, champagne, aragoste. Sempre più obesi e disumanizzati.
Rimpinzati di ingiustizia e iniquità. Perché ci troviamo in questa situazione?
Perché il capitalismo come modo di organizzare la produzione, la distribuzione dei beni e la vita delle persone basata sul profitto e lo sfruttamento, si è impossessato dell'intero pianeta. E il cibo è stato ridotto ad un mero status di merce. Chiunque ha denaro può comprare l'energia per continuare a vivere. Quelli senza soldi non possono continuare a sopravvivere.
E per fare soldi devi vendere la tua forza lavoro, se c'è qualcuno che la compra. Perchè circa 100 società transnazionali agroalimentari (come Cargill, Monsanto, Dreyfuss, ADM, Syngenta, Bungue, ecc.) controllano la maggior parte della produzione mondiale di fertilizzanti, prodotti chimici, pesticidi, le industrie agroalimentari e il mercato della vendita di questi prodotti alimentari.
Perché ora, gli alimenti vengono
venduti e speculati sulle borse internazionali, come una materia prima
qualsiasi, come il minerale di ferro, petrolio, ecc. e grandi investitori
finanziari diventano proprietari di milioni di tonnellate di cibo, su cui
speculano aumentando i prezzi deliberatamente per aumentare i loro profitti.
Milioni di tonnellate di soia, mais, frumento, riso, le colture prossime e
quelle non ancora piantate del 2018, cioè cinque anni dopo, sono già state
vendute. Questi milioni di tonnellate di grano, che non esistono, hanno già un
padrone.
Per fissare i prezzi del cibo non si seguono più le
regole del costo di produzione, più i mezzi di produzione e la forza-lavoro.
Ora sono determinati dal controllo oligopolistico che le società hanno sul mercato,
imponendo lo stesso prezzo per il prodotto in tutto il mondo, e in dollari
USA. E chi ha un costo di produzione maggiore di questo, va in
bancarotta perché non può recuperare le proprie spese.
Perché in questa fase di controllo sui beni del capitale finanziario, fittizio, che circola in tutto il mondo in proporzioni 5 volte più grande rispetto al suo equivalente in produzione (255.000 miliardi di dollari in valuta per solo 55 mila miliardi di dollari di beni annuali) le nostre risorse naturali come la terra, l'acqua, l'energia, i minerali, sono trasformati in pura merce sotto il loro controllo.
Quindi c'è stata una enorme concentrazione della proprietà
della terra, dei beni della natura e del cibo. E qual è la
soluzione?
In primo luogo abbiamo bisogno di
rinegoziare in tutto il pianeta il principio che il cibo non può essere una
merce. Il cibo è l'energia della natura (sole più terra, più acqua, più vento)
che muove gli esseri umani, prodotti in armonia e collaborazione con gli altri
esseri viventi che formano l'immensa biodiversità. Tutti dipendiamo da tutti,
in questa sinergia collettiva di sopravvivenza e di riproduzione. Il cibo è un
diritto di sopravvivenza. E quindi, ogni essere umano dovrebbe avere accesso a
questa energia per riprodursi come essere umano, in maniera egualitaria e senza
alcun vincolo.
I governi hanno adottato il concetto di sicurezza
alimentare, per spiegare questo diritto, e quindi dire che i governi dovrebbero
fornire cibo ai loro cittadini. È un piccolo miglioramento rispetto alla
subordinazione totale al mercato. Ma noi, dei movimenti sociali, diciamo che il
concetto è inadeguato perché non risolve il problema, né della produzione
alimentare, né della distribuzione e ancor molto meno del diritto. Perché non
basta che i governi comprano cibo, o distribuiscano denaro con le
"borse-famiglia" per permettere alla gente di comprare il cibo.
Il Cibo continua ad essere trattato come merce, dando molto profitto alle aziende che lo forniscono ai governi. E le persone seguono ad essere dipendenti, subalterne, prima al mercato, ora ai governi.
Noi sosteniamo il concetto di sovranità alimentare, che è il bisogno e il diritto che in ogni territorio, ci sia un villaggio, una tribù, un insediamento, una città, uno stato e anche un paese, ogni popolo abbia il diritto e il dovere di produrre il proprio cibo. E' stata questa pratica che ha garantito la sopravvivenza dell'umanità, anche nelle condizioni più difficili. Ed è provato biologicamente che in tutte le parti del nostro pianeta si può produrre energia - cibo – per la riproduzione umana, a partire dalle condizioni locali.
La questione fondamentale è come garantire la
sovranità alimentare. E per questo abbiamo bisogno di difendere la necessità
che in primo luogo tutti coloro che coltivano la terra e producono cibo, gli
agricoltori, i contadini, abbiano il diritto alla terra e all'acqua. Come un
diritto degli esseri umani. Da qui la necessità per l'assegnazione politico di
beni della natura (terra, acqua, energia) tra tutti, in quello che noi
chiamiamo riforma agraria.
Dobbiamo fare in modo che ci sia la sovranità
nazionale e popolare sui principali beni della natura.
Non possiamo sottoporli alle regole della proprietà privata e
del profitto. I beni della natura non sono i frutti del lavoro umano. E per
questo lo Stato, in nome della società, deve sottoporli a una funzione sociale,
collettiva, sotto il controllo della società.
Abbiamo bisogno di politiche pubbliche governative che
incoraggino la pratica di tecniche agricole di produzione alimentare, non
predatrici della natura, che non utilizzino veleni e producano in armonia con
la natura e la biodiversità e in abbondanza per tutti.
Queste pratiche appropriate sono quelle che chiamiamo Agroecologia.
Dobbiamo garantire il diritto che i semi, le diverse
razze di animali e i loro miglioramenti genetici fatti dall'umanità nel corso
della storia, siano accessibili a tutti gli
agricoltori. Non ci può essere proprietà
privata dei semi e degli esseri viventi, come ci impone la fase attuale del
capitalismo, con le sue leggi sui brevetti, i transgenici e le mutazioni
genetiche. I semi sono un patrimonio dell'umanità.
Dobbiamo garantire che in ogni luogo, regione si
produca il cibo necessario che la biodiversità locale fornisce, e
mantenere così le abitudini alimentari e la cultura locale, anche come una
questione di salute
pubblica.
Gli scienziati, i medici e biologi ci insegnano che l'alimentazione degli
esseri viventi, per la loro riproduzione, sana, deve convivere con l'habitat
e l'energia del luogo stesso.
Abbiamo bisogno che i governi
garantiscano l'acquisto di tutte le eccedenze alimentari prodotte dai
contadini e utilizzino il potere dello Stato per garantire loro un
reddito adeguato, e allo stesso tempo la distribuzione di cibo a tutti i
cittadini.
Dobbiamo impedire che le multinazionali continuino a controllare
qualsiasi parte del processo di produzione dei fattori di produzione
agricoli , della produzione e distribuzione degli alimenti.
Abbiamo bisogno di sviluppare la trasformazione di alimenti (quello che viene
chiamato agroindustria) in forma cooperativa sotto il controllo dei contadini e
dei lavoratori.
Abbiamo bisogno di adottare pratiche del commercio
internazionale di prodotti alimentari tra i popoli basate sulla solidarietà, la
complementarietà e lo
scambio. E non più
sull'oligopolio di aziende, dominate dal dollaro statunitense.
Lo Stato deve sviluppare politiche pubbliche che garantiscano il principio che
il cibo non è una merce, è un diritto di tutti i
cittadini.
E la gente vivrà in società democratiche, con i loro
diritti minimi garantiti, solo se avrà accesso al cibo-energia necessario.
Il cibo non è una merce, è un diritto!
*Brasiliano, cittadino del mondo e membro di Vía Campesina e del MST